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Nella Valle di Santa Maria, estrema propaggine orientale della Valle di Blenio,
ci si addentra quasi in punta di piedi, lasciandosi alle spalle Olivone e, in
successione, le sue piccole frazioni: Scona, Sommascona, Camperio. Salendo,
le case si diradano e la natura ritorna padrona indiscussa sia dei pendii montani
che del fondovalle. Qui il fiume Brenno inizia la sua corsa, serpeggiando liberamente
sul pianoro, costeggiato da campi di un verde abbagliante e da ombrose macchie.
È la valle che porta al Lucomagno, il cui nome rievoca un passato antico, che
si perde nella notte dei tempi. Il “Lucus magnus”, il “bosco grande”, deve la
sua denominazione alla presenza di una fitta foresta che dominava il paesaggio,
domata nel tempo dai primi abitanti che qui si stabilirono e che con pazienza
strapparono alla selvaggia foresta pascoli e campi utilizzandone il prezioso
legname. Il passo del Lucomagno, per secoli e tra mille difficoltà, è stato
attraversato da cacciatori, mercanti, pellegrini e soldati. Di questo passato
ormai scomparso restano indelebili testimonianze negli ospizi, fortificazioni
e chiese che costellano l’intera Valle di Blenio, e nei documenti che ci hanno
tramandato le vicende di un difficile quotidiano ma anche di una storia ricca
di avvenimenti. Oggi il Lucomagno, abbandonata la sua antica funzione, offre
un paesaggio straordinario, ricco di scenari di grande fascino e bellezza: un
vero ristoro per il viandante.
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