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Tra Bellinzona e Biasca, risalendo la Valle Riviera, seminascoste dalla fitta
vegetazione boschiva, sugli orli di precipizi o di pareti erose dalle cave di
granito, alcune costruzioni attirano lo sguardo dell’osservatore attento: sono
le numerose chiese che fanno capolino dalle pendici montane, testimoni di un
passato che traeva il suo sostentamento, più che dal fondovalle, dai boschi
e dai pascoli posti in quota, e dove comunità di contadini si riunivano in piccoli
insediamenti; ma anche esempi di una religiosità che un tempo era parte integrante
della vita quotidiana. E così troviamo la chiesa di San Bernardo, di fronte
a Bellinzona, la medievale chiesa di San Martino di Monte Paglio, sopra Lodrino;
l’oratorio di San Nicolao nel vecchio nucleo di Sul Sasso, sopra Cresciano;
la chiesa di Santa Maria di Osogna, edificata sui resti di un castello, e infine
la chiesetta di Santa Petronilla di Biasca, affacciata sulle balze della Froda.
Ma fra tutte, quella che suscita maggior curiosità, è quella di Santa Maria
di Claro. Edificata su un promontorio che domina la valle, sulle fondamenta
di un oratorio duecentesco, la chiesa è raggiungibile percorrendo un’antica
e rude mulattiera selciata, ingentilita da alcune cappelle. Tra le sue solide
mura e dietro pareti decorate con affreschi quattrocenteschi, si svolge, silenziosa,
misteriosa e laboriosa, una vita nascosta allo sguardo del visitatore: quella
di una piccola comunità di suore di clausura. Da qui si può gettare lo sguardo
sulle sottostanti frazioni di Claro: Cassero, Brogo, Duno e Scubiago, che conservano
importanti edifici monumentali a testimoniare l’antichità di questa terra sorta
sulla via per i passi alpini.
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