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La Valle Morobbia, situata a poca distanza da Bellinzona, a ridosso del Piano di Magadino, occupa un breve segmento del profondo solco geologico che separa la placca africana da quella europea, noto come "linea insubrica". Dalle basse quote del piano, la valle si allunga trasversalmente fino a toccare rilievi superiori ai 2000 metri, con una straordinaria successione di paesaggi: dai boschi tipicamente prealpini alle macchie di abeti che lasciano il posto, infine, agli alti pascoli alpini. Un ambiente naturalistico di grande interesse che è possibile conoscere grazie ad una capillare rete sentieristica. Ma la Valle Morobbia racchiude anche aspetti storico-archeologici di grande qualità. Situata lungo un asse viario che nel passato ebbe notevole importanza, la strada del Passo San Jorio che mette in relazione il bacino del Verbano (Lago Maggiore) con quello del Lario (Lago di Como), visse momenti di una certa vivacità commerciale. L'abbondante presenza di ferro fu il motivo principale che spinse l'uomo ad occupare questa valle sin dall'antichità. Lo sfruttamento delle vene ferrose si trasformò in florida attività nel secolo XV, quando una famiglia di imprenditori comaschi, i Muggiasca, creò un'impresa mineraria e siderurgica in Morobbia, su autorizzazione dei duchi di Milano. L'attività estrattiva continuò, con alterne vicende, fino ai primi decenni del secolo XIX, dietro la spinta della famiglia Bruni che realizzò uno stabilimento siderurgico sulle sponde del torrente Morobbia. Un incendio, forse doloso, scoppiato nel 1831 fu causa della cessazione di ogni attività. Con l'escursione qui proposta, che potremmo quasi definire "mineraria", si toccano alcuni aspetti di questo passato: la Casa della ferriera di Carena, costruita alla fine del Settecento; gli imponenti resti del Maglio di Carena (2 foto+cartina), costruito nel 1792, oggetto di recenti restauri e sondaggi archeologici; infine, l'attraversamento di un'ampia zona estrattiva che si affaccia sulla Valletta.
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